La sesta edizione del Premio italiano di Architettura ha trasformato Triennale Milano in un osservatorio privilegiato sulla ricerca progettuale contemporanea. Nella cerimonia del 30 ottobre 2025, promossa congiuntamente da Triennale e MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, istituzioni e progettisti hanno delineato una fotografia nitida dell’architettura italiana che guarda all’innovazione, alla qualità e al ruolo sociale degli spazi costruiti.
Un’edizione densa di prospettive
Accanto alle voci istituzionali – da Stefano Boeri a Maria Emanuela Bruni, passando per Nina Bassoli, Lorenza Baroncelli, Pippo Ciorra e Mirko Zardini – è emerso un discorso condiviso: l’architettura come dispositivo culturale, capace di mediare tra paesaggio, comunità e memoria. Una visione confermata anche dalla lecture dell’architetta Tosin Oshinowo, ospite di Milano Arch Week.
Il miglior edificio: l’intervento di Antonio Ravalli all’Accademia Carrara
Il Premio per il miglior edificio realizzato negli ultimi tre anni è andato ad Antonio Ravalli Architetti per l’ampliamento e la valorizzazione dell’Accademia Carrara. Il progetto, premiato per la sua capacità di reinventare accessi, percorsi e servizi del museo, introduce un nuovo corpo architettonico che si insinua tra il basamento e la facciata occidentale, diventando portico, rampa e dispositivo di affaccio sulla città. Una struttura dalla forma volutamente sfumata, costruita con un vocabolario materico complesso – pietra, acqua, legno, metallo e tracce archeologiche – capace di intrecciare il presente con le stratificazioni del luogo.
Tre menzioni per tre modi di abitare il paesaggio contemporaneo
La giuria ha inoltre assegnato tre menzioni speciali, che raccontano altrettante traiettorie progettuali. Il lavoro del gruppo del Politecnico di Torino con Coutan Studio per le ex casermette di Moncenisio dimostra come il riuso di un manufatto abbandonato possa diventare motore di welfare comunitario nelle aree interne. Il progetto Echo of the mountain di Associates Architecture converte l’idea di monumento in un gesto poetico che assorbe storia, paesaggio e sensibilità ambientale. Infine, il Padiglione della Santa Sede di Studio Albori mette in scena un’architettura circolare, capace di trasformare un evento temporaneo in eredità tangibile, attraverso il riutilizzo di materiali destinati alla demolizione e la creazione di un orto pubblico.
Giorgio Grassi, una carriera di coerenza e rigore
Il Premio alla Carriera è stato assegnato a Giorgio Grassi, figura centrale dell’architettura italiana dagli anni Cinquanta a oggi. Il riconoscimento celebra un percorso fondato su integrità concettuale e un metodo progettuale ancorato alla lettura rigorosa dei tessuti urbani. Le sue opere – dal teatro di Sagunto agli interventi a Berlino, fino alla biblioteca di Groningen – restano punti di riferimento per la disciplina, testimonianza di una visione che continua a generare dibattito e ispirazione.
Una mostra per raccontare la selezione
I progetti vincitori e finalisti sono ora al centro di una mostra visitabile in Triennale Milano dal 30 ottobre al 2 novembre. Un’occasione per esplorare da vicino materiali, processi e immaginari che hanno segnato questa edizione, sostenuta da Deloitte, Fondazione Deloitte, Lavazza Group e Salone del Mobile.Milano.
Il Premio italiano di Architettura conferma così la sua funzione: leggere il presente della progettazione italiana e proiettarne il futuro, costruendo un dialogo costante tra ricerca, costruzione e responsabilità sociale.
