Manhattan: Present, Past, Future

Mentre milioni di telespettatori assistevano agli eventi dell’11settembre 2001, pochi al di fuori della città di New York hanno provato sulla propria pelle l’entità, l’impatto emozionale e la particolarità di questo evento.

Presentato dall’Ufficio degli affari educativi e culturali del Dipartimento di stato americano, il Padiglione degli Stati Uniti getta nuova luce su questo evento epocale in due modi. Con dedizione non comune, il fotografo Joel Meyerowitz se n’è andato a Ground Zero con una macchina fotografica di grande formato, producendo da settembre a oggi oltre settemila immagini cristalline.

Queste immagini spaziano dal monumentale all’audace, dallo struggente allo scientifico. Nella luce cangiante di Manhattan il fotografo ha portato alla luce la bellezza e il coraggio che si manifestano in mezzo allo sfacelo.

Max Protetch, per contro, guarda al futuro. Nell’autunno del 2001, mentre gli altri vagliavano piani e progetti, Protetch invitava un gruppo di oltre cinquanta architetti e artisti di tutto il mondo a immaginare cosa sarebbe dovuto, o potuto, succedere in quei sedici acri colpiti. I progetti e i modelli prodotti dagli architetti – tra questi Zaha Hadid, Steven Holl, RoTo Architects, Winka Dubbeldam, Frei Otto, Daniel Libeskind, Morphosis, Asymptote, Oosterhuis Architects, Raimund Abraham e lo scomparso Samuel Mockbee – contrappongono alla celebrazione della momoria una vertiginosa massa di possibilità architettoniche.

I loro progetti, modelli e installazioni digitali collettive offrono un’architettura potenziale per quyesto luogo reale e accenderanno un dibattito sul futuro di New York The Max Protetch Gallery […]

La mostra è un documento architettonico ottimistico, un’istantanea di pratica edificatoria per l’inizio del nuovo millennio. Nate come risposte a un momento di particolare intensità, le sessanta proposte rappresentano un ventaglio di posizioni itellettuali ed estetiche che tentano di comprendere l’importanza simbolica, economica, sociale e politica dell’architettura nella società contemporanea.

La mostra era stat originariamente immaginata come un’attività catartica, il tentativo di reagire con ottimismo al disastro. Presto si è sviluppata fino a diventare uno strumento che serve ai partecipanti, alla galleria e ai visitatori per capire il compito immane che attende New York a tutti coloro che hanno a cuore l’architettura.

All’inizio di ottobre furuno selezionati gli architetti che intendevamo invitare a partecipare e, nei mesi successivi, cominciammo a dare forma alla mostra, inviando centinaia di lettere ed e-mail e facendo numerosissime telefonate. Malgrado alcuni fossero inizialmente riluttanti a partecipare, molti hanno condiviso la nostra convinzione che dalle ceneri di questa orribile esperienza sarebbe sorta un’opportunità senza precedenti di articolare le questioni cruciali, nel processo che farà nascere un modo nuovo di concepire l’architettura a New York.

Fino a oggi New York è stata fin troppo accogliente verso un’architettura dell’ordinario. Al momento attuale (maggio ’02 ndr.) molti membri della comunità degli architetti temono che i processi politici ed economici di New York andranno avanti ancora una volta senza prendere in considerazione la grande architettura.

Auspichiamo che la presenza alla 8. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia aiuti a formulare una risposta più positiva e magari renda possibile un conocorso internazionale che attragga gli architetti più visionari del nostro tempo. Max Protetch

La Redazione
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