L’Uomo Diffuso

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architetture ‘eventuali’ in cerca d’identità connettive

di Paolo Marzano

Quando George Steiner scrive Language and Silence usa un esempio che ascrive una certa drammaticità alle scelte dell’uomo ed ai suoi altalenanti comportamenti verificando i limiti della sua evidente incompiutezza. Incapace forse di ampliare i suoi orizzonti. G.Steiner guarda ad un contesto qual’è quello dell’esaltazione generale dell’individuo dato dalla presunta evoluzione del ‘nuovo uomo’ della cultura tedesca durante il regime hitleriano. Arriva a riconoscerne la paradossale situazione che portava l’individuo, in quel periodo, a comportarsi, senza difficoltà, passando da una lettura di Goethe o Rilke a suonare Bach e Schubert la sera, innalzando lo spirito a livelli sublimi di coscienza e quindi, il mattino dopo, di recarsi al proprio lavoro ad Auschwitz. Il salto concettuale che viene espresso in questo breve brano è sconcertante, ma ora la forbice percettivo-culturale di una paradossale realtà, si è aperta, drammaticamente, ancora di più. Impensabile se non irreale la ripresentazione di situazioni al limite dell’irrealtà nei nostri giorni. Dopo un periodo di decantazione delle immagini e dei dibattiti, delle emotività e le conseguenti discussioni in merito alle vicissitudini dell’attacco kamikaze alle torri gemelle come apice di una tensione che prima o poi doveva sfociare in uno scontro di civiltà. Contemporaneamente la sovrapposizione di ricerche e di studi per completare la mappatura del genoma umano, evidenziano un orizzonte umano capace di generare catastrofi immani o produrre meravigliosi scenari per un futuro migliore. Ancora una volta l’uomo ha mostrato la sua attività capace di generare sconvolgenti ‘prodotti’ derivati da un’umana incompiutezza. Quale destino dunque, per la nostra percezione della realtà, se le scovolgenti vicissitudini portano una sempre più potente energia all’infrangersi delle onde comunicative contro la già dilaniata scogliera della nostra percezione? Nascono da queste realtà, appunti e riflessioni, note e scritti che presentano la determinante componente che, trasformandosi, può scovolgere l’identità umana e purtroppo condurre ad una mutazione della percezione del ‘reale’. Sul filo di rasoio viaggiamo oscillando tra l’abisso comunicativo di reti che catturano menti solitarie e la probabile formazione di comunità virtuali, prospettando nuove connessioni e quindi, verità relazionanti, vitali per il genere umano. Velocità estreme che da un microprocessore al silicio già superato dalla velocità della luce di microprocessori ottici di nuova generazione, investiranno ancora una volta il nostro presente di nuovi scenari e sarà più complesso assorbirne l’energia sempre più compressa dalla nostra evidente, solita incompiutezza. Cerchiamo di indagare quindi, il susseguirsi degli eventi per poterne trarre materiale di ‘consumo’ riflessivo. Daltronde l’architettura coincide esattamente con lo spazio in cui l’uomo si relaziona con il suo ambiente e ne determina la sua possibile piacevole esistenza. Nel frattempo altre componenti hanno trovato posto, inserendosi nelle sue prossimità percettive determinando schocs cognitivi. Scandagliare il presente, allora, diventa necessario per ridiscutere significati, valori, eventuali procedure obbligate per affrontare il ‘reale’. Veloci percezioni antagoniste, in-mediate visioni scaricano la loro ributtante sovraesposizione nella nostra realtà visiva. The Beam Residential Block, Donaucity, foto Margherita Spiluttini, AREA N. 68 Contribuiscono a sconnettere gli antichi e stabili paesaggi, dilapidano esperienze cognitive in vertiginosi Déjà vue d’Architettura . Ma il tempo per l’architettura deve essere rispettato in nome della stessa realtà vitale dell’uomo. L’uomo ‘contemplante’ intravede nel ‘suo’ tempo, esplora, isola particolari da una scena complessa e scolpisce ‘sbozzando’ la sua momentanea realtà, otticamente genera volumi estremi di irraggiungibile fattura, poi nella sua mente li rende reali, solo per quell’istante. Immagina così, l’esistenza, proponendo idee per la possibile costruzione, elabora la dimensione proiettando la visione, condivide la concreta rivoluzionaria portata; poi in un istante, ritorna. Ecco verificata una virtualità ‘estensiva’ sempre a disposizione dell’individuo, un’esperienza visiva immaginifica, un progetto possibile, l’intuizione in primis . Un processo ‘virtuale’ eccellente, un’onda emozionale derivata da connessioni casuali d’esperienze vissute o desiderate in cui l’opera del ‘tempo di contemplazione’ è determinante. Il tempo dell’esperienza visiva che fonde con l’esperienza immaginifica, scenari ‘possibili’. E’ quindi l’epoca del L’ Uomo altrove che stabilisce nuove volontà nomadi oppure bisogna introdurre una figura nuova, delineata dall’evoluzione sempre più veloce della comunicazione e della proiezione individuale in diverse direzioni spaziali di flessibile entità. Una volontaria frammentazione dell’identità individuale, dilaniata ed esposta all’immensa platea del pubblico di rete osservante. Ormai un linguaggio ubiquo per cui, si finisce per ‘smembrare’ le estensioni energetiche delle azioni umane in-diretta, ho chiamato allora, questa realtà; dell’ Uomo diffuso. La sogli attraversata della ‘sonda’ Spirit estende la già ampliata parvenza di un nuovo infinito in-formante. Immagini reali di un presente ‘prossimo’. Le prime foto arrivate sulla terra mi riportano alla mente un racconto di P.K.Dick “Vedere un altro orizzonte “. Sì è proprio un altro orizzonte ‘connesso’ con la Terra, ci siamo, è un mondo a disposizione. Sarà possibile portarci un uomo nuovo ed evoluto o useremo il pianeta per sporcarlo di incompiuta umanità? Abbiamo in queste ore la verifica di un mondo virtuale sul quale adesso è possibile immaginare e costruire nuovi scenari. Orizzonti nuovi, profili boreali evanescenti capaci, se stimolati, di generare una concreta visione. Si evolve l’estensione di senso del suo mondo, si dilata il tempo in piccole eternità mediali, e si contrae di fronte a lampi commutanti d’idee travestite da metafore e processi mentali auto-referenti che divengono in millesimi di secondo, effimere cristallizzazioni di parabolici soliloqui, comunque ‘opere’ da scandagliare a tempo debito. Tra un interno ed un esterno di ‘mitica’ matrice architettonica, è generata una comunicazione ‘sovrapposta’ dove i livelli conoscitivi determinano nell’uomo un’evidente fase ‘boderline’ , tra l’individualismo più assordante e la silenziosa energica comunicazione con un’ampliata collettività. Nello stesso tempo rimane sospeso tra una compiutezza mediale e un’astratta relazione con il mondo; l’enigma rimane comunque insoluto Interazione ‘reale’ o alterazione ‘virtuale’ ? . Egli evita la contaminazione informazionale come distrazione della mente, ma comprende, nello stesso tempo, l’importanza della ‘variazione’ e la concezione di ordini diversi e ritmi compositivi nuovi come elemento importante per la sua stessa essenza. Uno dei meravigliosi scopi dell’architettura è sempre stato quello di generare metafore per i significati e le relative relazioni che nascono tra l’uomo e il suo ambiente. Abbiamo notato come il bisogno assoluto di trovare dei riferimenti gli ha, allora permesso, con un gioco connettivo, di sovrapporre schematicamente la sua mente ad una possibile città che da aggregato urbano è diventata una megalopoli, ma la metafora si è dissolta quando ha percepito che la stessa città, era a sua volta formata da piccole infinità relazionali ed il gioco stesso ha evidenziato quanto labili fossero le regole. Si è passati a rielaborare il riferimento prendendo come elemento al quale rifarsi per poter affrontare la complessa problematica; il ‘testo’, altra pratica complessa dalle infinite regole che ancora di più erano vicine all’umano comportamneto conoscitivo e relazionale. Le fondamenta del Mausoleo di Adriano Imperatore, G.Piranesi, da “Piranesi” di Jean-Jacques Léveque edizione Alfieri e Lacroix Di lì a poco l’evoluzione ha dilatato gli orizzonti e, alle già complesse regole della semiologia ha connesso l’ipertesto’ come essenza relazionante aggiornata e ancora più aderente al reale bisogno di comunicazione ‘allargata’. Appena si è cercato di studiare le infinite relazioni tra un testo e il suo ‘doppio’ acculturato, l’ipertesto, ecco stabilirsi connessioni nuove; il link (collegamento) nascosto o collegamento attivo che, di un ipertesto ha tratto una lettura continua e infinita moltiplicandone a dismisura le note, i riferimenti, gli aggiornamenti. Tra la moltitudine di poetiche e Sensibilità assonanti , si creano discontinità reali. Sicuramente si tratta di Balzi necessari all’Architettura dell ‘interazione , perché è chiaro che si tratta di un altro modo di comunicare e di un’altra intelligenza da usare commutando sia livello di percezione sia di conoscenza. Avviluppati da una nuova Estetica dell’ espansione di significati e d’immagini, di comportamenti, di proiezioni per il futuro, continuimo a sognare e a lavorare per una ‘nostra’ visione realizzabile del La città desiderata . I grandi eventi che si sono susseguiti hanno contribuito ad una dissoluzione sia della nostra città interiore con i suoi collegamenti percettivi ed esperienze visive, sia della città intesa come urbano costruito, anch’essa con i suoi collegamenti spaziali e le sue sperimentazioni architettoniche. Centro di vulcanologia in Francia disegnato da Hans Hollein, foto Christian Richters, Domus 852 Un tempo, le grandi mura che la circondavano, con il loro bugnato appena sbozzato incutevano terribilità e bloccavano la stessa idea di procedere oltre. Adesso, la mutazione sembra completata e le torri di vedetta si sono trasformate in potenti ripetitori, sconvolgendo la loro stessa natura, irradiano verità sintetizzata in attimi di ‘presente’, velocemente commutabile. I grandi blocchi che costituivano cortine insormontabili, sollecitate da onde telluriche somiglianti a spasmi muscolari di un corpo travolto dall’ansia di percepire l’ignoto, hanno sconnesso le irregolari fughe tra le scabre pietre rozzamente squadrate disincrostando gli ormai labili leganti e l’incantesimo ‘interattivo’ ha evidenziato come i grandi massi consumati dal vento inter-relazionale, riducendosi in superfici sottili che solo il tempo, geniale scultore, poteva levorare e cesellare, hanno dato forma a sottili video e ad enormi schermi riflettenti. Poi abbandonando la loro effimera trasparenza si sono lasciati investire da un’invisibile emissione di tele-visività trasmettendo continuamente realtà in diretta con l’altrove. L’energia vitale trasformata in impulso luminoso, scintille d’intuizione congelate in griglie di pixel, gli evoluzionismi delle interfacce aprono finestre su una profonda voragine che ingurgita identità e coscienze per trasformare tutto questo in un flusso indistinto. L’attimo dell’incontro, della ‘variazione’ ultraveloce di punti luminosi, stimola la zona foveale, rincalza la concentrazione, dilaga in una realtà ipnotica, rapisce l’attenzione e codifica riaggiornando la strategia invasiva. Penetrando pneumaticamente con martellate di caleidoscopici grovigli di colori, forme, flash messaggi luminosi tanto dinamici quanto accattivanti, prepotenti e volontari strumenti allucinogeni di nuova generazione, cercano di mimare, invidiando le imprevedibili dinamiche percettive e comunque mentali umane. Paradossale, ma ogni volta che iniziamo un processo interattivo indaghiamo, scopriamo e osservando, ci muoviamo nella rete, ma appena veniamo illuminati dalla luce delle schermo l’enigma ritorna: chi, osserva chi ? Terminal Hoenheim-Nord, Strasburgo 2001, progetto di Zaha Hadid, Casabella 702 Siamo noi ad essere indagati scoperti osservati e mossi da un’entità, non di controllo (ancora), ma da un’intelligenza che interagisce con la parte più intima, quella parte capace di generare conoscenza e adottarne sempre di nuova quanto prima. E’ l’interazione. Flussi in-formanti in cerca di se stessi e dei loro simili vortici informazionali, diffondono immagini e uomini, adottando nuove coercizioni e sunti di socialità trattate e divulgate. Onde di magma informativo avvolgono nell’impetuoso vortice interattivo le realtà connesse, gonfinado l’imponderabile mare magno della conoscenza. Il vano tentativo di ricontrollare il flusso sgusciante illudendosi di riprenderne le redini estensive, primordiali finimenti per imbrigliare l’ormai astratta potenza informazionale che, è fondamentale, genera nell’uomo attese istigatrici e sorprendentemente ammiccanti, per la maggior parte convincenti. L’attesa di un paesaggio migliore in cui potersi diffondere creare così L’Ambito variabile individuale continuamente riprogettabile perché in crescita continua unendosi ad una collettività alla quale ha sempre appartenuto, il ritorno forse ad una natura sociale servendosi di estensioni tecnologiche che fanno parte di altre nature e che per funzionare hanno bisogno di ‘ospiti’ volubilmente labili generosi di spazi e tempi per riprodursi. L’incompiutezza umana rivela i suoi limiti quando si affida a ‘corpi’ d’altra natura per raggiungere paradossalmente l’equilibrio naturale relazionale con il suo ambiente. L’arma della presunta informazione diventa tanto imbattibile quanto il suo fascinoso convincente innesco d’attesa e di sospensione. Tadao Ando Museo Sayamaike a Osaka interno con vista del passato archeologico del sito foto di Shigeo Ogawa Domus n. 852 Essa continua, come avvertivamo già in tempi non sospetti in una Simulazione d’ assenza , ora trasformata invece in un’ Assenza verificata . La distrazione dilaziona la codifica dell’informazione facendo sconnettere i delicati e fin troppo sollecitati equilibri percettivi. La griglia relazionale creata per i contatti eleborati e rielaborati continuamente aggiornati è sconvolta da perturbanti onde connettive dell’informazione che agganciano i flussi delicati del sapere nei loro incroci più sensibili, nei nodi strutturali, intaccando l’intima struttura della conoscenza, mobilitando sconnessioni e interferendo soprattutto con il tempo utile per attuarla. Tra un microprocessore ottico espressione ubiqua di una realtà in bilico tra il probabile dramma temporale supportato da nuove velocità che avvolgeranno il nostro quotidiano, e la salvezza di una possibile libertà spaziale. Una carezza visiva sfiora il vuoto attorno, realizza e rimbalza alternatamente tra il nulla e lo spazio attivato interattivamente di sicura origine architettonica (relazionante). Il profilo dell’uomo ancora una volta si modificherà recependo ‘regole’ rinnovate. Istallazione presso il Museo del Centro Palladio dell’ing. Jurg Conzett di Coira Svizzera, AREA n.65, foto di Pino Guidolotti A quale origine biologica dovremo far riferimento per comprendere il ruolo di questo materico fluido amniotico capace di avviluppare, trattenere i nostri movimenti, adattandoli a cadenze gestuali nuove, le nostre antiche abitudini ormai irrecuperabili e sostituite, ricordi ancestrali istintivi e trasformati in violente visioni alle quali sovrappone senza tregua, sensazioni che elevano l’animo a ricordi di spazi vissuti e mai ritrovati, in una vertiginosa veloce sequenza di frammenti di ‘quotidiano’ umani. L’indagine risulta quanto mai complessa, di difficile soluzione, dagli ultimi indizi appare però chiaro; un sentiero tra arbusti cognitivi e ingarbugliate ramificazioni percettive ( come i link inseriti in questo scritto vogliono testimoniare ) nella foresta mediale ancora inesplorata, le tracce iniziano ad essere riconoscibili, nitide, non c’è dubbio; in questi spazi, è ora diffuso, l’Uomo! Paolo Marzano Nota di rete dell’autore

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