GeNova 04

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su pinterest
Condividi su email

Il Cubo dei sensi ritrovati

di Giacomo Airaldi

Una città in una domenica quasi estiva, sole mare vento si mescolano a mostre, appuntamenti e suoni di GeNova04 . Una città che riscopre i sensi del vivere,una città che ti strega e ancora una volta non vuole farti scappare “se di amarla ti vien la voglia basta prenderla per la mano” Il porto antico di Genova ancora una volta diventa il palcoscenico per un’istallazione. La parte di città ridisegnata da Piano, si allunga verso il mare accarezzandolo dolcemente; suoni, etnie, musica e colori, musei e megastore, sale cinematografiche e acquari, gente e movimenti. Odori, sapori e puzze la contaminano. A calata Mandracchio ha attecchito un nuovo manufatto, contributo per GeNova 04 dell’Istituto Chiossone. Un Grosso Cubo a pochi passi da altri totem urbani; una sfera trasparentissima galleggiante, cristallina realizzazione dello studio RPBW; Il Bigo, l’ascensore sui tetti; le sculture cullate dal vento di Susumu Shigu. Un cubo di dieci metri di lato, dal colore brunito dei rimorchiatori e dei transatlantici che echeggia l’architettura del ferro e delle fonderie. Al suo interno un percorso multisensoriale. Una sfida accattivante, socialmente colta e vivace. Inaugurato il 16 aprile sarà visitabile fino a metà luglio. Un’istallazione di architettura curata dallo studio Carlo Berio sotto il coordinamento di Anteprima e la direzione artistica di Sergio Noberini che cita il noto «Padiglione S.Pierdarena» che l´architetto eclettico Gino Coppedè realizzò per l´Esposizione internazionale del Sempione, a Milano, nel 1906. L’allestimento artistico interno è del genovese Stefano Grondona pittoscultore e fotografo di geniale talento. Un’architettura effimera dei nostri tempi, temporanea, destinata a sparire ma a rimanere nella memoria, una grande scommessa sociale, in questa città che tanto ha puntato sul suo 2004. Un’architettura dai materiali semplici, tubi innocenti, lastre di acciaio per il rivestimento che si contrappongono a assiti di legno dell’interno, sabbia e ghiaia che senti sotto i piedi e stuoie di sisal che ti guidano nel percorso interno. Di nottè sembra galleggiare nell’etere, ancora una volta Archiluce Light Design sapientemente aiutano a sradicare il cubo dai pontili antichi perché illuminato dal basso, in partenza per il mare o a zonzo tra le atmosfere del porto antico e poi lontano verso altre città in cui verrà posizionato. Un esperimento unico in Italia, culturalmente importante, dedicato all’esplorazione dei 5 sensi. Per i normodotati e per i disabili di ogni età, ogni sesso e razza perché al suo interno tutto si azzera: pura fruizione sensoriale. Un’istallazione concettuale senza barriere percettive all’interno dello spazio tridimensionale del cubo. “L’inconsio è tridimensionale” il visitatore è accolto in una grossa fessura a tutt’altezza e poi avvolto da un’esperienza che si fa tattile , con gigantesche sculture da toccare e scrutare seguendo la loro plasticità e materialità ma anche visiva con la contrapposizione di superfici bianche e nere. Una grossa lingua da accarezzare, alcune bocche in cui i bimbi in punta di piedi toccano dolcemente le labbra scoprendo poi caramelle. Suoni, rumori, colonne sonore riempiono lo spazio, la gente diventa protagonista dell’istallazione. Diffusori emanano un dolce sapore di cioccolata.Le sculture diventano un mondo da scoprire con le mani, da accarezzare e definire nella nostra mente cullati dolcemente da suoni e dalla riscoperta dei cinque sensi. Carte e trame di terre lontane lavorate da Hiroaki Asahara e le sue fibre washi, leggerezza e sospensione di ritmo che creano una “dimensione poetica fatta di silenzio, luci e ombre, di attimi fuggenti” come lui stesso afferma descrivendo il suo lavoro. Mosaici di ardesia e marmo, che parlano la contrapposizione di bianco e nero, di un maschio e di una femmina opera di Oppy De Bernardo. Un cubo che diventerà la location di cene al buio, incontri con bambini non vedenti, performance multisensoriali e seminari di studio sulla multisensorialità. Mi torna in mente l’ottimo lavoro della Anna Barbara e la sua “Storia dell’architettura attraverso i sensi” e un’architettura Genovese ipogea e buia: il museo del tesoro di San Lorenzo. Anna Barbara descrive le architetture attraverso una ricerca puntuale, un’attenzione di altri tempi alla percezione dei luoghi per conseguire una maggiore comprensione di se stessi. Un’architettura che parla dell’invisibile , del Ki che permea la nostra vita come scrive da Tokio Himitsu Ni nella prefazione del settembre del 2000. Un’architettura descritta attraverso sensazioni inconsuete, architetture della nebbia, sensazioni aurorali, amniotiche, decomposizioni di sostanze e materiali, ventri architettonici che diventano casse armoniche, salti di percezione, pelli e sensi, ombre e luci. Per analogia ricordo una visita “al buio” nel Museo del Tesoro, nelle fondamenta dell’arcivescovado,quasi mi dispiacque ritornare alla luce dopo che volutamente avevamo provato a spegnerla per esplorare il museo con i sensi. Per toccarlo ed ascoltarlo. Un’opera unica di Albini che la descrive come “dei tholoi rotondi con intorno il loro negativo”. Spazi circolari che sembrano scavati nella roccia (ed invece è un semplice rivestimento di pietra di Promontorio), buio, silenzio, in una dimensione senza tempo che custodisce il Santo Graal. Genova città strana, città di puttane cantate da De Andrè, ministri, stragi, preti, scomunicati, artisti e mangiafuoco, vicoli e crose descritte da Caproni, contaminazioni di popoli, di culture, di sapori e odori, porto e montagne che si stringono in un abbraccio inconsueto una città, non da bere, ma da sentire nel più profondo, una città che sembra amara aspra ed invece “se di amarla ti vien la voglia basta prenderla per la mano” ti saprà stregare come poche altre città riescono a fare. Eccovi lei la Superba e il suo Cubo dai sensi Ritrovati.

La Redazione
Architettare.it è un Vortal dedicato ad architettura, design e lifestyle. Nasce nel 2000, come blog di studenti dell’Università di Architettura di Roma La Sapienza. Pubblica il primo articolo nell’Ottobre dello stesso anno e dalla data di fondazione ha ricevuto diversi apprezzamenti dalla critica e dal pubblico, tanto da essere uno dei siti più apprezzati e longevi del settore.
X