europan_09

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Un rapporto soffocante, continuo e ripetuto tra acqua e territorio, descrive la superficie olandese.
Terre, lagune e paludi costiere, strappate al mare e a corsi d’acqua, si sono convertiti in polders allestiti per ospitare e proteggere artificio e vita.
Imbarcaderi e pontili, come lingue di terra, hanno svolto il ruolo inverso, operando una sfida forse più difficile: occupare l’acqua, assecondarla per favorirne una simbiosi con l’uomo.
In un paese piatto, che quasi per la metà del suolo si trova al di sotto del livello del mare, si materializza costruzione e controllo del territorio a partire dalla secolare lotta contro il mare e le sue acque.
Rivalutazione del contesto, nuove riflessioni sulle tecnologie produttive ed insediative, una diversa attenzione al ruolo sociale dell’architettura e, più in generale, un ripensamento degli obbiettivi del progetto di fronte alle mutate condizioni al contorno, divengono fattori essenziali per riflettere su nuove visione future.
Visioni che prendono i confini di un approccio teorico che ambisce a collocare l’architettura in un più ampio spettro di questioni, affidandole un ruolo più globale e complessivo all’interno della società contemporanea, misurando, anticipando ed orientando il futuro.
Instaurare nuove relazioni tra umanità, natura ed architettura, cancellando e sopprimendo ogni limite fisico; plasmando relazioni di controllo tra corpo, stile di vita ed attività per arricchire la società contemporanea è quello che intendiamo trasmettere in questa idea di progetto.
Stimolati dal legame tra acqua e suolo abbiamo elaborato, programmato ed organizzato un’architettura capace di abbracciare nuove prospettive tra spazio e uomo.
Solo così l’architettura può perdere il suo contatto materiale con il territorio per toccare e violare nuovi orizzonti.
Abbiamo tradotto il molo, condotto il nostro lavoro verso l’analisi e la ricerca dei rapporti che vive l’uomo nelle case galleggianti.
Abbiamo decifrato e liberato informazioni avverse oscillanti tra libertà e divieto, tra autogestione e subordinazione, tra isolamento e comunione.
Perché galleggiare ed ondulare sull’acqua è tutto questo: contraddizioni, contrasti ed antagonismi.
Allora prima abbiamo traslato il molo che dall’acqua si dilata sulla terra ferma portando con se tutta la sua natura, poi si ribalta e ruotando popola l’aria.
Pontili verticali, ai quali sono ormeggiate cellule abitative sospese e galleggianti come boe su lame d’acqua, dipingono un nuovo waterfront.
Si concretizza il gesto della libertà, si densifica il territorio, lo spazio diventa totale, globale ed assoluto.
Un nuovo contesto, immagini fresche per uno scenario contemporaneo costruito sulle radici della tradizione moderna, flessibile e denso di contenuti.
Modernità sempre pronta a divulgare metamorfosi e mutazioni dello spazio per stimolare e raccontare noi stessi a noi stessi, oppure noi stessi agli altri.

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