Concorso di progettazione per la redazione del progetto preliminare di 4 interventi nell’area nord dell’Arsenale di Venezia

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Il progetto si pone all’interno dello spazio lasciando il senso di involucro che contiene degli oggetti di varia scala, come erano originariamente oggetti le imbarcazioni, e già a partire dal XIX secolo le merci depositate. I blocchi che contengono i servizi si leggono dunque quasi come cassoni, impilati con una sfasatura che fa emergere l’autonomia dei volumi.
La vegetazione interviene in modo astratto, attraverso la presenza di canne che, crescendo sopra i blocchi costruiti, citano una forma di appropriazione spontanea dell’architettura da parte dell’elemento vegetale, e richiamano alla mente i canneti della laguna.
Lo stesso materiale usato come rivestimento dei volumi nuovi, l’acciaio cortén in pannelli posti su piani leggermente diversi, suggerisce l’accumularsi, la stratificazione, è contemporaneo ma allo stesso tempo legato all’idea di stratificazione temporale.

Poetica dell’objet trouvé
Alcune suggestioni prodotte da elementi casuali o propri del luogo nel suo stato attuale vengono interpretate dal progetto e sviluppate come spunti autonomi.
Un esempio è il trattamento della scatola muraria, attualmente i mattoni si presentano infatti parzialmente dipinti di bianco, rivelando poi il loro colore in brani che coprono gran parte della superficie. L’idea è quella di lasciare parzialmente questo senso di incompiutezza regolandolo, facendo di questa alternanza una pattern variabile, in cui da un area interamente dipinta di bianco si passa gradualmente a parti in mattoni a vista.
Il layout studiato parte dalla necessità di distinguere funzioni e percorsi senza frazionare l’unitarietà dello spazio. La maggior parte del programma funzionale è costituito dalla mensa, lo spazio per i tavoli è diviso tra il livello terra e quello del soppalco, ma i due spazi consentono una visibilità trasversale attraverso la doppia altezza tutta articolata verso la facciata Est, le cui aperture lasciano così piena visuale sul paesaggio.
I tre ingressi (ripristinato quello attualmente tappato sul lato nord), diventano ognuno legato ad una percorrenza diversa, per ognuna delle tre grandi aree funzionali: ingresso merci e personale, ingresso fruitori mensa, ingresso bar-ristorante.
La parte del bar-ristorante occupa un ambito separato, seppure in modo discreto, dalla mensa, l’ingresso riservato alla clientela è quello sul lato Nord; il ristorante gode di spazi differenziati, una parte sul soppalco, a cui si accede tramite una scala ed un ballatoio ‘trasparenti’, l’altra, ridotta, in uno spazio dalle connotazioni molto speciali: una galleria addossata alla parete di confine con la tesa adiacente, dove le colonne ritmano ed articolano la superficie; qui la luce arriva dall’alto attraverso un lucernaio lineare, cui corrisponde una striscia di luce artificiale sul suolo.

Il progetto riannoda il filo della memoria attraverso scelte semplici e non automatiche, le contraddizioni esposte di ogni architettura complessa garantiscono il rispetto della materia e dello spirito dell’edificio.

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