mo’… moplen!

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Autore:  Cecilia Cecchini

Prezzo: 30.00 €

Editore:
Edizioni Rdesignpress
Roma
edito il 2006

IL DESIGN DELLE PLASTICHE NEGLI ANNI DEL BOOM
All’inizio degli anni ‘50 cominciò in Italia la diffusione di oggetti realizzati in plastica non più ad imitazione di materiali “nobili” (tartaruga, avorio, madreperla), ma con una nuova identità: colorata, leggera, invasiva, povera, infrangibile, impermeabile, dozzinale o raffinata. In un’epoca di grandi aspettative, veicolavano una cultura della modernità sconosciuta nel nostro Paese e assecondavano l’evoluzione dei consumi, modificando gli ambienti domestici, cambiando i gesti e i suoni della quotidianità.

La prima parte del volume contiene una serie di saggi (Alberto Bassi, Andrea Branzi, Giampiero Bosoni, Clino Trini Castelli, Anna Castelli Ferrieri, Tonino Paris, Luigi Prestinenza Puglisi) che ripercorrono criticamente le vicende del periodo d’oro del design italiano, con una lettura che segue il filo rosso dell’uso dei polimeri. Una riflessione a più voci sulla comparsa e l’affermazione delle materie plastiche in Italia, dal periodo autarchico, al premio Nobel assegnato a Giulio Natta per la scoperta del polipropilene – il Moplen – , ai ripensamenti degli anni ’70 segnati dalla crisi petrolifera. La seconda parte del libro è dedicata alle réclames dell’epoca che – attraverso nuovi oggetti e nuovi materiali – proponevano ai neonati consumatori mutati stili di vita. Una pubblicità a volte naïf, con casalinghe diventate moderne nelle cucine “all’americana”, a volte caratterizzata da una forte innovazione nel linguaggio grafico e visivo. In nuce quello che sarà poi il design della comunicazione. Nella terza parte sono fotografati oggetti di uso quotidiano – spremiagrumi, battipanni, stoviglie, frullatori, radio, televisori, ventilatori, sveglie, attaccapanni… – realizzati in materiali plastici tra i primi anni ’50 e la metà degli anni ’70. Un libero accostamento, per macro famiglie merceologiche, di artefatti domestici diventati icone del design e pezzi di design anonimo. Oggetti rari dalle linee raffinate o più comuni – sempre visti nelle case ma mai considerati -, legati dalla capacità dei progettisti di realizzare pezzi originali ed espressivi, frutto di ingegno e sperimentazione. Artefatti allora del tutto nuovi, o rivisitazioni di prodotti tradizionali, testimoni della cultura materiale del nostro passato recente, all’origine del Made in Italy.

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