FORMA. La città moderna e il suo passato

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Il 2004-07-23 00:00:00

Di Ilaria Maggi – ElectaWeb
imaggi@mondadori.it
http://www.electaweb.com/electa/ita/ufficio_stampa/mostre.jsp

Roma, Colosseo 2 luglio 2004 – 9 gennaio 2005 Dopo Sangue e Arena (2001) e Nike. Il gioco e la vittoria (2003), il II ordine del Colosseo torna ad ospitare una mostra, in questo caso avente per tema proprio la storia, l’archeologia e le trasformazioni urbanistiche di quell’area archeologica del centro di Roma della cui grandezza e magnificenza il Colosseo è diventato il simbolo, passato e presente. Forma La città moderna e il suo passato, organizzata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma, è curata da Adriano La Regina, Massimiliano Fuksas, Doriana O. Mandrelli. L’esposizione riprende le complesse questioni storico-urbanistiche relative all’assetto dell’area archeologica centrale, cui la Soprintendenza archeologica di Roma, insieme alle più importanti istituzioni cittadine e di ricerca, nazionali e straniere, ha dedicato studi, progetti, interventi, esposizioni: quasi venti anni sono trascorsi dalla mostra allestita nel 1985 alla Curia forense, dal titolo gemello, -Forma. La città antica e il suo avvenire-. La distanza, non solo temporale, da quest’ultima traspare dall’inversione di prospettiva che il titolo di oggi riflette: giacché si è persuasi che l’assetto dell’area archeologica centrale è certamente uno dei problemi più importanti di Roma, perché riguarda non solo la città antica e suo successivo sviluppo, ma anche il disegno mutevole della città moderna, il suo carattere, la sua forma, e quindi il modo in cui essa può essere usata dai suoi abitanti. La liberalizzazione (con l’eliminazione del biglietto di ingresso al Foro Romano) della via Sacra, realizzata dalla Soprintendenza nel 1997, ha consentito una nuova funzione urbana della prima e più importante piazza di Roma antica, alle pendici del Campidoglio e del Palatino: a conclusione di un lungo intervento di tutela e di valorizzazione che aveva avuto le sue tappe principali nel 1979 nell’eliminazione della via della Consolazione (tra Foro e Campidoglio) e subito dopo nella chiusura del traffico nella piazza compresa tra il Colosseo, l’Arco di Costantino e il tempio di Venere e Roma. Ma l’aspirazione a restituire a quest’area una funzione urbana, presente in tutti i pubblici poteri che si sono succeduti a Roma dagli inizi dell’Ottocento (il governo pontificio, l’amministrazione napoleonica, e, dal 1871, il governo italiano e la municipalità di Roma), affonda le sue radici già nel Rinascimento, all’epoca delle prime collezioni e dei primi scavi di antichità, condotti da Alessandro Farnese sul Palatino (1547), con l’intento di acquisire conoscenza dei monumenti e di recuperare opere d’arte e documenti storici. L’uso pubblico si accentua nel Seicento, con l’apertura di un grande viale alberato tra l’Arco di Tito e l’Arco di Settimio Severo e la destinazione a mercato di buoi di vasti spazi liberi del Foro Romano: nasce il Campo Vaccino, restituito alla memoria dai dipinti, incisioni, disegni degli artisti e visitatori di Roma tra il XVIII e il XIX secolo. E’ con la creazione del governo italiano (1871) che i progetti di scavo e di sistemazione assunsero dimensioni vaste: nacque in quegli anni, e si sviluppò in quelli successivi, l’archeologia moderna, come le prime indagini stratigrafiche di Giacomo Boni. In mostra si è cercato di ripercorrere, con le limitazioni e le assenze che tutte le mostre hanno, questa lunga storia della scoperta e del progetto, che è base imprenscindibile per ogni assetto futuro dell’area, per ogni ipotesi di recupero e di valorizzazione che non comporti quell’isolamento delle antichità di Roma che è anche causa, come nel secolo passato, della sua decadenza. Al piacere dell’occhio è stata riservata una selezione, sceltissima, di sculture provenienti dall’area, presentate per la prima volta al pubblico e del tutto inedite. Gli spazi della mostra, progettati da Doriana O. Mandrelli, sono attraversati da un lungo nastro a spirale, che racconta al pubblico, come già i fregi delle colonne istoriate, la storie, l’archeologia e le trasformazioni nel tempo del cuore antico di Roma, fino al contemporaneo. Alla speranza del futuro una nuova proposta di sistemazione, ideata da Massimiliano Fuksas, che, nell’intento degli ideatori e del curatore della mostra, deve costituire l’inizio di un rinnovato dibattito e di una rinnovata attenzione verso un patrimonio archeologico monumentale che non ha confronti con alcuna altra città al mondo. Nell’auspicio che la città antica, anche nei suoi spazi archeologici, debba tornare ad essere usata e a diventare parte integrante e nobile della città moderna, con tutte le attenzioni che essa merita, ma anche con tutte le potenzialità, anche di sviluppo, che essa riveste. Solo restituendo all’uso contemporaneo gli spazi già destinati in antico a piazza urbane, come i Fori di Roma, solo riattivando percorsi naturali, storici, tuttora funzionanti, come quello della via Sacra, riusciremo ad assicurare la valorizzazione a questo patrimonio, che nelle sue trasformazioni rievoca il divenire della città moderna.

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