La scuola di Tel Aviv

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Il 2004-06-15 00:00:00

Di Paolo Marzano
paolomarzano@box.it
www.mfa.gov.il/MFA/Israel+beyond+the+conflict/Tel+Aviv+-+Bauhaus+Capital+of+the+World.htm

Dietro la parola ‘patrimonio culturale dell’umanità’, esiste un’ importante attenzione sia sociale sia nel nostro caso, architettonica che è stata ampiamente rivalutata, rivolta ad un laboratorio all’aperto qual è Tel Aviv. Un esempio pari ad un’ esposizione universale d’architettura, una galleria di forme e idee sperimentate e realizzate, tanto da tenere testa agli innumerevoli tomi d’architettura sfornati dai nostri contemporanei famosi architetti. Dopo un processo di ‘restauro’, questi edifici, possono adesso attrarre l’attenzione di osservatori attenti o studiosi dell’argomento. Le architetture danno un’idea, dell’originario aspetto di queste creazioni tridimensionali e soprattutto della colta strategia adottata nel progettarle. Un esempio che sarebbe interessante da seguire ‘da vicino’ nella sua evoluzione per apprezzarne le possibilità e l’evidente attenzione dell’impresa globale d’intervento. Già, proprio così, “restaurare il Moderno”. Pensiamoci, per i nostri esempi italiani di percorsi possibili del ‘razionalismo’ che sembra così difficile e così impossibile da realizzare (nessuno ha mai creduto nella possibilità di questo probabile percorso, anche se le opere sono numerose!). L’evidente gusto sperimentale quindi la pratica da laboratorio e forse lo sforzo di realizzare un’utopia, si rivolge al rigore formale architettonico del tempo, ma con soluzioni sicuramente da apprezzare in quanto, il risultato trasmette ancora oggi il desiderio di un mondo nuovo e di una città ideale. Il Bauhaus, in effetti, è stato più di quello che è possibile riassumere con l’elenco delle iniziative artistiche e sperimentali dell’intera scuola durante la sua, non certo serena, esistenza. E’ la ricerca continua e passionale dell’unione di discorsi percettivi diversi della realtà che determinò tanti nuovi ‘inizi’ e sicuramente nuove visioni altenative per affrontare poi anche, il problema abitativo. A Tel Aviv, per questo poi denominata la città ‘BIANCA’, alcune famiglie nei dintorni del borgo di Jaffa fondano, nel 1909, la città. Devono arrivare però gli anni ’30 fino ai ’50 per avere i 4000 edifici che si richiamano ad uno stile che sappiamo tutti quali elemeti e caratteristiche privilegiava. Qui non si parla di bellezza ma di funzionalità unita ad elemeti nuovi dedotti dalle trasformazioni ‘urbane’; dai vantaggi di vivere in una città ed il superamento delle difficoltà e delle tensioni che questo processo d’evoluzione dei gruppi sociali, portava alla luce. Agli artisti ed architetti della scuola berlinese del Bauhaus, venne dato il complesso compito di scegliere i volumi, le superfici, i piani che dovevano, con ricercata ed accurata scrupolosità compositiva, apportare a quella città desiderata, una speranza di miglioramento nel vivere il quotidiano. Ora, infatti l’UNESCO ha proclamato la città israeliana di Tel Aviv patrimonio culturale dell’umanità. E’ importante che questo riconoscimento sia stato dato in maggior parte per ‘eventi’ di natura architettonica, con evidenti e sorpremdenti richiami ad una particolare architettura qual è quella moderna.

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