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"La
nostra capacità di accettare nuove conoscenze è strettamente
limitata dalle condizioni di conoscenza esistente […]
Più sappiamo e più siamo capaci di accettare nuove conoscenze
[…]. Per lunghi periodi intermedi una sequenza formale
(spazio architettonico) può apparire inattiva, semplicemente
perché non esistono ancora le condizioni tecniche per
il suo risveglio. […] In qualsiasi momento, l'originalità,
è limitata entro questi stretti confini, cosicchè nessuna
invenzione oltrepassa il potenziale della propria epoca.
Può accadere che, un'invenzione (intuizione) sembri
toccare il limite massimo delle possibilità, ma se oltrepassa
quella zona di penombra essa è destinata a restare un
giocattolo curioso o a scomparire nel mondo dei sogni".
(corsivo mio) Dal saggio "La forma del tempo",
di George Kubler.
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| Fig
1) Teatro di Besençon, di Claude-Nicolas Ledoux,
1784. |
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| Fig
1a) Dal film "Blade Runner",Ridley Scott, 2019
Los Angeles. |
Perché un architetto della seconda metà del '700, presentando
il suo progetto per l'interno del teatro di
Besançon (1775-1784) usa uno strumento così
insolito, per quel tempo, quale è la riflessione della
sala, nell'iride di un occhio? Anche Ridley
Scott, nel suo film Blade Runner,
dà inizio al suo racconto, inquadrando un occhio nella
maniera di Ledoux, presenta la dimensione
in cui inquadra il suo fantascientifico mondo.
Il riflesso, l'iride, il significato di "vedere" quella
particolare realtà, sembrerebbe assonante; per poter
"conoscere", infatti, l'occhio fa il primo passo. Più
che la risposta, della quale ci occuperemo, è il porre
la domanda che diventa fondamentale (come sempre!).
Di quale capacità percettiva e rivelatrice, i due "sensibili"
(architetto e regista), intendono investire lo spettatore
che guarda la sala del teatro, o inizia a vedre il film?
L'occhio, diventa per l'individuo, l'entrata o meglio,
il contatto tra un esterno incommensurabile, (emittente)
ed un interno sensibile (individuo ricevente), una "soglia".
Fisiologicamente, è così che l'occhio umano inizia,
la fase "selettiva" fatta da piccoli quadri visivi.
Il discorso è più complesso, in quanto la ricezione
è velocissima (4 movimenti al secondo della pupilla).
La ristretta zona foveale obbliga la pupilla ad una
serie di visioni (occhiate) a scatti, in sostanza delle
mire "consapevoli", che tendono a far passare, il punto
osservato, dalla zona periferica retinica a quella centrale
(ricerca continua di un centro compositivo?!), acquisendo
quanto prima, una posizione comoda e di controllo. Il
fenomeno si realizza rispondendo a continue attese,
basate su una logica percettiva data dall'esperienza
e dalla curiosità di leggere in breve la forma e chiuderla
in uno spazio da confrontare con le infinite informazioni
già immagazzinate.
La percezione visiva riesce, ad isolare l'immagine da
un fondo implacabilmente caotico che sarebbe di difficile
identificazione, e la contempla nei suoi particolari.
L'attività ottica determina una dinamicità pura, in
quanto la fenomenologia visiva si trasforma in un complesso
e attivo congegno "balistico", esso trasmette vettori
direzionali precisi, mutando la condizione compositiva
e tentando istintivamente di completarla ininterrottamente.
Un fenomeno, questo, capace di aprire le porte di possibilità
che vanno oltre l'esistenza stessa del contatto con
l'ambiente diventando un'evidente sorgente di numerose
relazioni tra l'uomo e lo spazio.
La velocissima messa a fuoco dell'occhio e il calcolo,
ancora più veloce, delle distanze, è un fattore caratteristico
della percezione di un luogo. Tutto ciò che ci hanno
insegnato storici della psicologia dell'arte, quali
E. H. Gombrich, R. Arnheim e ricercatori
come H. Focillon e il suo allievo G.
Kubler, ci aiuta a capire come la storia delle
cose (delle forme), è strettamente collegata alla nostra
interpretazione rispetto allo spazio, alla storia, al
momento in cui facciamo una scoperta e, in quale modo
questa, diventerà esperienza utile per la nostra vita
(Relazionalità?!).
L'arte che si proietta nella vita degli uomini, s'immerge
nelle loro complesse relazioni, si evolve nei sogni
e a volte si solidifica, diventando architettura. Essa,
si lascia contemplare, stimolando altre possibili idee
ed evidenziando i limiti della continua ricerca dei
progettisti che, all'arte devono volgere senza timore,
l'attenzione per poterli superare.
L'arte rappresenta il contenitore ideale dei mondi possibili
cui attingere stimoli, per elevare l'uomo ad uno stato
superiore di sensibilità e di coscienza del proprio
spazio.
La bellezza, ne diventa una conseguenza, appena l'arte
stessa entra in risonanza con le diverse individualità
pronte a recepire questi messaggi.
I risultati sono infiniti, le soluzioni innumerevoli
e, in quella che s'identifica, a questo proposito, più
con un'attività attinente alla scultura che all'ingegneria,
ecco che si sviluppano i luoghi e gli ambienti che possono
davvero migliorare la nostra esistenza.
Certo, Pier Luigi Nervi, architetto e ingegnere, fu
uno dei primi ad evidenziare come l'architetto, (da
architekton - "archi"
capo dei "tekton" costruttori), era
a capo del gruppo di costruttori, del quale gruppo faceva
parte l'ingegnere, come tecnico per i problemi di calcolo.
Egli doveva avere però, le conoscenze culturali umanistiche
e storico-architettoniche notevoli per recepire quelle
particolari sensibilità, utili ad intervenire in uno
spazio. Sono proprio quelle sensibilità, che ci hanno
regalato trasformazioni e nuovi possibili modi di vita.
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| Fig
2) Toyo Ito, Sezione progetto Mediateca di Sendai,
1999/2000. |
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| Fig
3) H.R. Giger, New York City XXV, 1981. |
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| Fig
4) H&deM, Funf Hofe, Monaco rivestimento della
facciata, 1998/2000. |
E' proprio di queste caratteristiche che voglio parlare,
definendo quelle possibili scelte che hanno reso, la
ricerca architettonica, avvincente e affascinante negli
ultimi anni. La tecnologia dei materiali ha ridotto
l'uso della massa architettonica facendole così diminuire
il peso, essa si è proiettata nello spazio, smaterializzandosi.
Si è determinano allora, un raffinato modo e una particolare
attitudine all'uso di materiali sempre più ricercati
e sensibili al luogo. La scienza delle costruzioni ha
perciò contribuito a snellire le strutture sfruttando
la materia, per il suo stretto necessario a favore di
uno spazio finalmente conquistato.
La storia de "il meno è il più" si sta evolvendo e,
l'importante frase di Mies, è diventata il motto di
tutta una nuova scelta strutturale che mira ad aumentare
la possibilità percettiva dell'ambiente. Potremo affermare
che, alla luce delle nuove ricerche architettoniche,
quel "meno" aumenta il suo "meno", in quanto è diventato
oltrechè superficie limitata, anche trasparente.
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| Fig.
5a) Bernard Tschumi, Glass Video Gallery, Groningen,
Olanda, 1990. |
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| Fig.
5b) H.R. Giger, opera N.477, New York City XXVII,
1981. |
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| Fig.
5c) Bernard Tschumi, Glass Video Gallery, Groningen,
Olanda, 1990. |
L'interieur, per esempio, che ha preferito avvolgersi
in materiali caldi, e in ambienti fluidi immersi in
una continuità attiva, nel senso di evidenziare lo spazio
vivibile e a far sparire tramezzi e muri che limitavano
la vista e poi la mente. Usando, infatti, il legno o
la pietra a vista, magari colpiti da una luce radente
e soffusa che nella loro naturalezza, evidenziano l'essenza
espressiva, hanno agevolato quel rapporto ancestrale
"confidenzialmente privilegiato" con l'uomo.
Si è arrivati, quindi, al più puro "minimalismo"
che, di questi tempi, è sul tavolo di prova della ricerca
architettonica, del quale si stanno evidenziando le
qualità, focalizzandone i limiti che nella pratica vita
dell'individuo, pian piano, arrivano a definirsi.
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| Fig.
6) Gruppo LBC, Casa El Pedregal, Messico. |
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| Fig.
7) Centro culturale Jean Marie Tjibaou, Nouméa,
Nuova Caledonia, P.Vincent. |
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| Fig.
8) LVA2000, uffici assicurativi, Lubecca, Behnisch
& Partner. |
Mai come adesso, l'immagine strutturale si è disgregata
in una serie di linee-strutture, o linee-flussi, veri
e propri nervi scoperti, di un organismo che si sta
organizzando.
Vengono in mente, alcune opere di H.R. Giger,
artista svizzero, inventore di una visione organica
e futuristica della realtà della "macchina" (molto vicino,
"assonante", alla concezione di fine quattrocento di
Hieronymus Bosch), la continua metamorfosi di corpi
meccanico-organici, generatori di forme mutanti, diverse
e tutte interessanti.
L'aumento dell'immagine architettonica rarefatta, evidenzia
i collegamenti con il luogo circostante, un'atmosfera
forse drammatica, avvolgente e comunque stimolante,
inserita in un percorso d'analisi e sperimentazione
del segno, nella storia architettonica.
Conseguenza, questa, di una lacerazione che da uno stadio
storico-figurativo, dove i ricordi-ritorni agli ordini
classici, hanno abbandonato le nuove visioni, riconoscendo
che il loro tempo era passato.
I linguaggi sterili post-moderni, equivoci
e scontatamente senza futuro, infatti, hanno prodotto
una stasi architettonica che ha permesso a generazioni
di giovani architetti, artisti o comunque di sensibilità
attente, il formarsi di una ricerca avanzata, e la nascita
di un'energia nuova.
Dichiaratamente, è stata rifiutata
la svendita dello spazio architettonico a tranci,
mista a codici classici, dosati come da ricetta o regalati
come gadget settimanali.
L'architettura, paziente e silenziosa, intesseva il
suo "bozzolo", nell'interno del quale, si fondevano
i cromosomi della ricerca architettonica, della ricerca
compositiva, dei nuovi linguaggi, dei segni, della tecnologia
che mutava secondo le modalità d'espressione e dei codici
figurativi.
La crisalide generata, ora è una bellissima
farfalla, dalle ali trasparenti e luminose,
dai diversi colori e dalle linee nuove. Posandosi sulle
abitazioni, sugli edifici e inoltrandosi negli ambienti
che trovava, ha lasciato le tracce cristalline, che
come le sue ali trasparenti, adesso hanno arricchito
la sperimentazione, di un nuovo codice espressivo. Infatti,
ora la superficie trasparente, ha avviluppato gli interni
e si sta moltiplicando, generando un notevole cambiamento
dei "contenitori" abitativi e facendo di essi una nuova
frontiera da conquistare.
La trasparenza si basa sul concetto del vedere oltre
una barriera (superficie). Ambienti caratterizzati da
una diversa composizione della luce, e qui rientra la
tecnologia che potrà contare su piani di vetro, per
costruire uno spazio unico, reale, altamente caratterizzante
e comunicativo.
Come ogni processo naturale (architettonico), che sperimenta
i termini di un codice diverso, la superficie trasparente,
adesso avvolgerà tutto, poi, trovata la sua nicchia
fisiologica, si adeguerà fondendosi ai materiali e farà
suoi, solo dei particolari dello spazio, diventandone
il pregevole linguaggio, fino a che il termine sarà
nuovamente risvegliato, quando la cultura del tempo
e la tecnologia, riterranno opportuno, dargli altri
significati e valori espressivi.
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| Fig.
9a) Coop Himmelb(l)au, Cinema multisala UFA, Dresda. |
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| Fig.
9b) Coop Himmelb(l)au, Cinema multisala UFA, Dresda. |
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| Fig.
9c) Coop Himmelb(l)au, Cinema multisala UFA, Dresda. |
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| Fig.
10) Coop Himmelb(l)au, Gasometro, Vienna 2001. |
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| Fig.
11) Centro Espositivo Melbourne Denton Corker
Marshall. |
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| Fig.
12) Padiglione Guthrie, di T.R.Hamzah & Yeang
Sdn Bhd, Malaysia. |
Prove importantissime di questa particolare realtà,
le abbiamo dalla storia e riferimenti sono eccellenti
(il Razionalismo italiano) se si tiene
in considerazione la loro posizione nel tempo. Si tratta
di un argomento vasto, ma qui è l'approccio che ci interessa,
soprattutto l'evidente dissoluzione delle superfici
a favore di un'evoluzione formale desunta da codici
classici che la ricerca ha saputo semplificare generando
visioni e segni nuovi.
Sappiamo già come alcuni di questi architetti abbiano,
con le loro opere, influenzato le seguenti generazioni
di progettisti, sia italiani sia internazionali (vedi
P.Eisenman, il colto architetto dei
Five Architects della mostra del 69
a N.Y., che ha studiato per lungo tempo le opere di
G. Terragni).
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| Fig.
13a) Rarefazione nella G. Terragni, interni della
Casa del Fascio di Como, 1932/36 |
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| Fig.
13b) Rarefazione nella G. Terragni, interni della
Casa del Fascio di Como, 1932/36 |
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| Fig.
13c) Rarefazione nella G. Terragni, interni della
Casa del Fascio di Como, 1932/36 |
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| Fig.
13d) L.Moretti, interno della sala d'armi, Foro
Italico Roma 1936. |
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| Fig.
13e) L.Moretti, interno biblioteca, Foro Italico
Roma 1936. |
La
rarefazione strutturale precede l'idea di trasparenza
in architettura; fu veramente una speranza nuova che,
con la passione di singole individualità portò, dopo
una lunga e fertile stagione razionalista, ad un'idea
diversa di spazio architettonico, alcune opere intorno
al 1933, evidenziano, questo concetto di "ambiente relazionante",
dove il rapporto tra esterno e interno, scardinava l'idea
di scatola chiusa e si dilatava con la luce, confermando
la qualità espressiva di un luogo.
Ora, di fronte alle soluzioni proposteci dal gruppo
razionalista italiano e di fronte all'uso delle
soluzioni che invece la tecnologia ci propone oggi,
rimane essenzialmente importante cercare di capire quali
elementi compositivi devono essere risvegliati
per produrre benefici allo spazio.
Certo è, che il funzionamento dell'oggetto e della sua
relazionalità con l'ambiente (vedi articolo di P. Eisenman
"Dall'oggetto alla relazionalità" in Casabella 344 gennaio
70) e della macchina percettiva umana, in ogni modo
aiutata dall'uso dei sensi, stabilisce contatti nuovi
con il mondo esterno relazionandosi continuamente con
una corrente ininterrotta di nuove esperienze.
La lettura dello spazio avviene quindi in maniera sensoriale
percettiva definendo continuamente forme e direzioni
spaziali, date da una lettura più o meno basata sulle
dimensioni e sulle distanze del posto in cui ci troviamo.
Sappiamo a questo punto quanto sia valido il discorso
figurativo introdotto da Umberto Boccioni
quando commenta:
"[…] E questi oggetti non saranno vicini alla statua
come attributi esplicativi o elementi decorativi staccati,
ma, seguendo le leggi di una nuova concezione dell'armonia,
saranno incastrati nelle linee muscolari di un corpo.
Così dall'ascella di un meccanico potrà uscire la ruota
di un congegno, così la linea di un tavolo potrà tagliare
la testa di chi legge, e il libro sezionare col suo
ventaglio di pagine lo stomaco del lettore - poi aggiunge
- Così una figura può essere vestita in un braccio e
nuda nell'altro, e le diverse linee d'un vaso di fiori
possono rincorrersi agilmente fra le linee del cappello
e quelle del collo. Così dei piani trasparenti, dei
vetri, delle lastre di metallo, dei fili, delle luci
elettriche esterne o interne potranno indicare i piani,
le tendenze, i toni, i semitoni di una nuova realtà".
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| Fig.
14) U.Boccioni, Forze di una strada, 1911. |
L'oggetto fugge dalla sua dimensione definita in una
forma chiusa, si proietta nello spazio circostante,
producendo direttrici spaziali che si fondono con l'ambiente.
Forse arriveremo, come la ricerca indica, a guardare
su una grande finestra o tramezzo interno, posto tra
stanza e stanza, che funge anche da schermo, sul quale
vedremo in diretta, paesaggi di altre città, sovrapposte
ai nostri, oppure opere d'arte dei musei ingigantite
nella nostra casa, ecc…
Con il susseguirsi d'immagini reali e altre sovrapposte,
capiremo che l'azione fondamentale che risiede nell'attivazione
percettiva può essere completata in questo modo, osservando
realtà lontane, con la sola funzione istintiva visiva
di distinzione e differenziazione tra forma e fondo.
La superficie si attiva, il comando digitale accende
il vetro di una luce nuova, e i cristalli liquidi colorati
entrano in azione.
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Fig.
15) Progetto per Casa AQ, del gruppo Altre Quinte,
2001.
(soluzione per tramezzature in vetro strutturale,
con inseriti cristalli liquidi a colori, può
trasmettere immagini ferme, o mobili e in diretta
dal mondo. Una finestra attiva che oltre a trasmettere
luce, essa informa; lo spazio così abitativo
entra in un'altra dimensione (appercezione?!).
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E' l'idea di una finestra attiva che come dice P.Virilio
è accesa sul "falso giorno", in un
tempo percettivamente diverso, in una realtà che supera
la porta, come primo passaggio per accedere fisicamente
ad un luogo, la finestra, come passaggio solo visivo,
supera l'interfaccia di uno schermo come passaggio mediale
e s'inoltra nella quarta finestra, quella "relazionante",
che si confronta all'abitante del nuovo spazio e trasmette
messaggi o sensazioni di un mondo in trasformazione
sovrapponendosi fisicamente alla realtà della casa.
La visione di un ambiente architettonico nuovo, può
attuarsi partendo da ricerche e da soluzioni tecnologiche
che oggi sono alla portata di tutti, con lo scopo di
superare la stasi architettonica e il manierismo interpretativo
sempre in agguato. La tecnologia che adotta gli schermi
a cristalli liquidi, può agevolare visioni e realtà
di ambienti nuovi, sia interni, sia esterni, qualificando
le città e cercando di creare una nuova idea di spazio
capace di arricchire l'ambiente e il nostro quotidiano
in continuo allestimento.
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Fig.
16a) gruppo Altre Quinte, progetto per il concorso
internazionale per la fermata della Micrometropolitana
di Firenze, in Piazza della Repubblica, febbraio
2002.
(fondamentale
l'uso del vetro strutturale nel quale viaggiano
informazioni grazie a l'uso di displays dinamici
e con l'inserimento di cristalli liquidi).
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Fig.
16b) gruppo Altre Quinte, progetto per il concorso
internazionale per la fermata della Micrometropolitana
di Firenze, in Piazza della Repubblica, febbraio
2002. |
Teniamo presente che la città si è sempre presentata
come luogo ricco di stimoli capaci di generare conoscenza,
(vedi introduzione di Franco Rella
al saggio "La Fine del Classico" di
P. Eisenman, Cluva editrice, 88) e
allo stesso tempo di evidenziare la differenza, la diversità,
il mutamento e le continue metamorfosi, ecco che l'influenza
dell'esperienza vissuta diventa fondamentale per dimostrare
l'altissimo valore relazionante dell'ambiente architettonico
inteso come spazio per la vita e quindi per una migliore
lettura della realtà.
Mentre Umberto Boccioni dal suo "Complementarismo
dinamico" dichiara:
"Verrà un tempo forse in cui il quadro non basterà
più. La sua immobilità, i suoi mezzi infantili saranno
un anacronismo nel movimento vertiginoso della vita
umana! Altri valori sorgeranno, altre valutazioni, altre
sensibilità di cui noi non concepiamo l'audacia … Le
opere pittoriche saranno forse vorticose architetture
sonore e odorose di enormi gas colorati, che sulla scena
di un libero orizzonte elettrizzeranno l'anima complessa
di esseri nuovi che non possiamo oggi concepire".
Fonti delle foto:
- U.Boccioni, Pittura scultura futuriste, Vallecchi
editore, Bologna 1977.
- Herzog & de Meuron, Funf Hofe- Monaco 1996, su Area
n°61 marzo/aprile 2002
- Edificio per appartamenti rue des Suisses Parigi 1999-2000,
su Area n°61 marzo/aprile 2002
- 1935 Sala della motonautica, Mostra dello sport Milano,
Casabella marzo-aprile, 1941
- B.Zevi, Spazi dell'architettura moderna, Einaudi editore,
Torino, 1973
- U.Boccioni,Art dossier,Giunti, 98
- L'architettura n. 509
- L'architettura n. 497
- L'architettura n. 527
- L'architettura n. 524
- L'architettura n. 513
- Csabella 685
- Domus 807
- Domus 785
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