L’Uomo Diffuso

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Quando George Steiner scrive Language and Silence usa un esempio che ascrive una certa drammaticità alle scelte dell’uomo ed ai suoi altalenanti comportamenti verificando i limiti della sua evidente incompiutezza. Incapace forse di ampliare i suoi orizzonti. G.Steiner guarda ad un contesto qual’è quello dell’esaltazione generale dell’individuo dato dalla presunta evoluzione del ‘nuovo uomo’ della cultura tedesca durante il regime hitleriano. Arriva a riconoscerne la paradossale situazione che portava l’individuo, in quel periodo, a comportarsi, senza difficoltà, passando da una lettura di Goethe o Rilke a suonare Bach e Schubert la sera, innalzando lo spirito a livelli sublimi di coscienza e quindi, il mattino dopo, di recarsi al proprio lavoro ad Auschwitz. Il salto concettuale che viene espresso in questo breve brano è sconcertante, ma ora la forbice percettivo-culturale di una paradossale realtà, si è aperta, drammaticamente, ancora di più. Impensabile se non irreale la ripresentazione di situazioni al limite dell’irrealtà nei nostri giorni. Dopo un periodo di decantazione delle immagini e dei dibattiti, delle emotività e le conseguenti discussioni in merito alle vicissitudini dell’attacco kamikaze alle torri gemelle come apice di una tensione che prima o poi doveva sfociare in uno scontro di civiltà. Contemporaneamente la sovrapposizione di ricerche e di studi per completare la mappatura del genoma umano, evidenziano un orizzonte umano capace di generare catastrofi immani o produrre meravigliosi scenari per un futuro migliore. Ancora una volta l’uomo ha mostrato la sua attività capace di generare sconvolgenti ‘prodotti’ derivati da un’umana incompiutezza. Quale destino dunque, per la nostra percezione della realtà, se le scovolgenti vicissitudini portano una sempre più potente energia all’infrangersi delle onde comunicative contro la già dilaniata scogliera della nostra percezione? Nascono da queste realtà, appunti e riflessioni, note e scritti che presentano la determinante componente che, trasformandosi, può scovolgere l’identità umana e purtroppo condurre ad una mutazione della percezione del ‘reale’. Sul filo di rasoio viaggiamo oscillando tra l’abisso comunicativo di reti che catturano menti solitarie e la probabile formazione di comunità virtuali, prospettando nuove connessioni e quindi, verità relazionanti, vitali per il genere umano. Velocità estreme che da un microprocessore al silicio già superato dalla velocità della luce di microprocessori ottici di nuova generazione, investiranno ancora una volta il nostro presente di nuovi scenari e sarà più complesso assorbirne l’energia sempre più compressa dalla nostra evidente, solita incompiutezza. Cerchiamo di indagare quindi, il susseguirsi degli eventi per poterne trarre materiale di ‘consumo’ riflessivo. Daltronde l’architettura coincide esattamente con lo spazio in cui l’uomo si relaziona con il suo ambiente e ne determina la sua possibile piacevole esistenza. Nel frattempo altre componenti hanno trovato posto, inserendosi nelle sue prossimità percettive determinando schocs cognitivi. Scandagliare il presente, allora, diventa necessario per ridiscutere significati, valori, eventuali procedure obbligate per affrontare il ‘reale’. Veloci percezioni antagoniste, in-mediate visioni scaricano la loro ributtante sovraesposizione nella nostra realtà visiva. The Beam Residential Block, Donaucity, foto Margherita Spiluttini, AREA N. 68 Contribuiscono a sconnettere gli antichi e stabili paesaggi, dilapidano esperienze cognitive in vertiginosi Déjà vue d’Architettura . Ma il tempo per l’architettura deve essere rispettato in nome della stessa realtà vitale dell’uomo. L’uomo ‘contemplante’ intravede nel ‘suo’ tempo, esplora, isola particolari da una scena complessa e scolpisce ‘sbozzando’ la sua momentanea realtà, otticamente genera volumi estremi di irraggiungibile fattura, poi nella sua mente li rende reali, solo per quell’istante. Immagina così, l’esistenza, proponendo idee per la possibile costruzione, elabora la dimensione proiettando la visione, condivide la concreta rivoluzionaria portata; poi in un istante, ritorna. Ecco verificata una virtualità ‘estensiva’ sempre a disposizione dell’individuo, un’esperienza visiva immaginifica, un progetto possibile, l’intuizione in primis . Un processo ‘virtuale’ eccellente, un’onda emozionale derivata da connessioni casuali d’esperienze vissute o desiderate in cui l’opera del ‘tempo di contemplazione’ è determinante. Il tempo dell’esperienza visiva che fonde con l’esperienza immaginifica, scenari ‘possibili’. E’ quindi l’epoca del L’ Uomo altrove che stabilisce nuove volontà nomadi oppure bisogna introdurre una figura nuova, delineata dall’evoluzione sempre più veloce della comunicazione e della proiezione individuale in diverse direzioni spaziali di flessibile entità. Una volontaria frammentazione dell’identità individuale, dilaniata ed esposta all’immensa platea del pubblico di rete osservante. Ormai un linguaggio ubiquo per cui, si finisce per ‘smembrare’ le estensioni energetiche delle azioni umane in-diretta, ho chiamato allora, questa realtà; dell’ Uomo diffuso. La sogli attraversata della ‘sonda’ Spirit estende la già ampliata parvenza di un nuovo infinito in-formante. Immagini reali di un presente ‘prossimo’. Le prime foto arrivate sulla terra mi riportano alla mente un racconto di P.K.Dick Vedere un altro orizzonte “. Sì

 
 

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