Second World War Museum – Gdansk

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Il progetto si fonda sulle tracce di una porzione ben definita e riconoscibile del tessuto storico, preferendo però ad logica di ricostruzione,la costruzione di ciò che le bombe non hanno potuto materialmente distruggere: gli spazi di relazione, le strade, i cortili e le piazze di un intero quartiere. L’idea poetica ha preso forma grazie all’osservazione contemporanea di due immagini: la prima è la foto zenitale che mostra la distruzione di Danzica, operata dai sovietici alla fine della seconda guerra mondiale; l’altra una scultura di Rachel Whiteread esposta alla Biennale di Venezia 2009. L’artista inglese allinea, all’interno di un reticolo cartesiano, cento volumi in resina colorata che a prima vista suggeriscono un’idea di profonda familiarità, apparendo al tempo stesso enigmatici ed ermetici. Girandoci intorno prima o poi si capisce, rappresentano gli spazi vuoti sotto cento sedie diverse, appartenute probabilmente a luoghi e periodi diversi. La forza evocativa sta nel rovesciamento del percepito; evocare è più forte e profondo che riprodurre. Costruire il vuoto, sposta il focus dalle sedie intese come oggetti, all’atto di sedersi, a tutte le volte in cui qualcuno chissà quando e chissà dove si sia seduto per mangiare, riposarsi, o leggere o fare non so cosa. Si possono distruggere le case, ma non lo spazio tra di esse. Il vuoto lasciato dalle case distrutte è come un calco incorporeo, in grado di dar corpo al nuovo edificio. Strade cortili e giardini in analogia ai vuoti sotto le sedie, diventano i nuovi volumi costruiti. L’attenzione si sposta dalle case come puri oggetti alla vita di chi le ha abitate. Questi volumi, I nuovi corpi di fabbrica, sono pensati come oggetti puri, luminosi. opalescenti, in grado di assorbire e riflettere i colori dell’ambiente, del cielo di Danzica.
L’inversione concettuale che l’idea di museo opera sul tempo e sulle relazioni tra gli oggetti viene estesa in questo caso ad una parte di città, che si fa unico edificio, mediatore simbolico della biografia urbana. Le distrutte Grosse Gasse e Kleine Gasse costituiscono l’armatura del nuovo museo, che viene inteso dal progetto quale vero e proprio centro culturale dal carattere fortemente urbano. Questo si configura attraverso un’articolazione di spazi pubblici che danno accesso alle varie attività ospitate e sono aperti al paesaggio urbano ricollegando e mettendo a sistema i percorsi pedonali esistenti: un complesso sistema di relazioni che consente alla città di riappropriarsi di un luogo che la guerra aveva cancellato.
Le connessioni dirette e le relazioni visive con altri importanti luoghi della città (es. l’edificio delle poste), l’apertura degli spazi aperti verso il canale Radunia e lo skyline storico, le terrazze della torre rendono il museo un osservatorio privilegiato sulla città storica e sulla città futura e allo stesso tempo il teatro di nuove scene affettive per il presente. La storia della città, le storie individuali trovano in questo nuovo centro culturale la possibilità di sviluppare inedite interazioni tra i processi della memoria personale e collettiva, nella convinzione che la città e chi la abita siano la più significativa testimonianza per una riflessione sul senso della guerra.

 

Informazioni sul progettista
Nome dello studio
Alberto Catalano & Partners
Email
info@albertocatalanoandpartners.com
Indirizzo dello studio
Via della Boscaiola 14
Milano 20159
Italy
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