Beirut House of Arts & Culture

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Concorso internazionale d’architettura bandito dal Ministero della Cultura Libanese e finanziato dal Sultanato dell’Oman. Il programma funzionale comprende: due teatri, un cinema, una sala per le esposizioni temporanee, una biblioteca, una cineteca, uffici gestionali, un ristorante, un parcheggio multipiano interrato.
Un edificio per l’arte e la cultura può essere concepito, a nostro avviso, partendo da due concezioni diametralmente opposte. La prima è quello del contenitore neutro e flessibile, silenzioso, strumento, cornice, assenza da colmare volta per volta con nuovi accadimenti: mostre, spettacoli, concerti, ecc. La seconda considera l’edificio stesso parte di quei valori artistici che ospita al suo interno, attribuendogli quindi qualità poetiche, espressive, comunicative, simboliche. Il contenitore che metalinguisticamente riflette sui suoi contenuti. La scelta, pur non facile e non senza posizioni contrastanti, si è rivolta alla seconda opzione. E’ stata prevalente la considerazione che in tutte le fasi di cambiamento, di grandi trasformazioni, come quella che sta attraversando Beirut, distrutta quasi completamente dalla guerra, il ruolo dell’architettura è stato quello di essere protagonista della ricostruzione, grazie anche alle sue peculiarità simboliche.
Un grande tappeto in pietra bianca, sul quale è disegnato un arabesco, meglio ancora un labirinto, è la metafora del tessuto urbano, della città. Città che è alla ricerca di una strada, di una nuova identità, che tuttavia non riesce ancora a cogliere a causa del punto di vista limitato che offre il groviglio di direzioni. Ma, dei profondi tagli inflitti su di esso danno vita ad una mutazione. Le cicatrici generano le rampe di accesso ad uno spazio sopraelevato, il simbolo di divisione viene sovvertito, diventa il ponte dal quale si accede all’edificio. Si raggiunge attraverso una discontinuità un’altra dimensione, una dimensione mentale, territorio dell’arte. Luogo separato ma idealmente legato alla città storica, un frammento di tessuto del bazar. Gli spazi, le dimensioni, i percorsi, la materia sono alla scala umana, minuta della città antica.
Interpretare il confine è una delle esigenze presenti fin dall’inizio nel nostro programma. Confine nella sua accezione, di limite, di cesura, di cicatrice, di discontinuità, ma anche di punto d’incontro, porta di accesso dalla vita reale alla vita dell’arte e del pensiero. Questa impostazione da la possibilità, pur intervenendo nei limiti dell’isolato, di concepire l’edificio a scala urbana. Ci siamo contemporaneamente posti l’obiettivo di progettare uno spazio permeabile, un luogo d’incontro e di confronto, di scambi, in altre parole una piazza. Concepire il confine come una piazza, una spazialità modulante tra le due realtà urbane a confronto e simbolicamente un luogo di dibattito concettuale. Ci sembrava inoltre, che al di là dei valori urbani e simbolici, in una città mediterranea, pensare ad uno spazio per l’arte e la cultura vivibile anche “all’aperto” fosse una scelta giusta. Può diventare più naturalmente un luogo della vita sociale, spazio accogliente, in “rete” con gli altri spazi collettivi della città. La copertura dell’edificio, impostata alla quota più bassa possibile, diventa nel nostro progetto praticabile, una piazza rialzata.

 

Informazioni sul progettista
Nome dello studio
Alberto Catalano & Partners
Email
info@albertocatalanoandpartners.com
Indirizzo dello studio
Via della Boscaiola 14
Milano
Italy
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